Paolo Della Sala

Avvocato del Foro di Milano, esercita dal 1981.
È stato Professore a contratto di Diritto Processuale Penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (Università degli Studi di Milano) e per oltre vent’anni docente esterno di Diritto Penale presso la Scuola di specializzazione per le Professioni Legali (Università degli Studi di Pavia – Università Bocconi).
È stato Presidente del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
Iscritto all'Albo dei Giornalisti Pubblicisti dal 1982.
Per ulteriori informazioni e per l’elenco aggiornato delle pubblicazioni, vi invitiamo a consultare la pagina dedicata del sito dello Studio legale Della Sala – Scuto e Associati.


Contributi dell'autore

22 Giugno 2026

Cronaca giudiziaria e processo penale: principi di deontologia dei giornalisti

L’articolo esamina l‘interazione tra diritto di cronaca e sistema giudiziario, segnalando le derive del “processo mediatico” e della “TV del dolore”. Partendo dalla sentenza del caso di Alessia Pifferi, l’autore analizza come la spettacolarizzazione e la pressione informativa possano compromettere la presunzione di innocenza e la genuinità dei dibattimenti.Vengono approfonditi, con il supporto della giurisprudenza disciplinare e ordinaria, gli obblighi deontologici dei giornalisti (artt. 24 e 25 del codice deontologico), con particolare attenzione alla presunzione di non colpevolezza, alla tutela delle vittime e dei soggetti fragili e alla corretta gestione della pubblicità degli atti processuali ex art. 114 c.p.p. Il testo sottolinea l'importanza di un linguaggio tecnico rigoroso e di una mediazione culturale responsabile per preservare la dignità delle persone coinvolte e la funzione democratica dell'informazione la cui crisi profonda può (forse) essere affrontata attraverso il rispetto delle regole deontologiche.

2 Aprile 2026

Intelligenza artificiale e segnaletica giudiziaria. Rilievi sulla topografia degli uffici giudiziari con l’aiuto di un chatbot di ricerca

Una conversazione improvvisata con un comune chatbot di ricerca propone qualche sorprendente riflessione sulle ragioni della sostanziale mancanza di indicazioni segnaletiche negli uffici giudiziari e della conseguente difficoltà di orientamento degli utenti. Ma evidenzia anche i cambiamenti portati dall’introduzione della digitalizzazione nei rapporti tra avvocati e cittadini, da un lato, e uffici e magistrati dall’altro. Ne deriva un’analisi scherzosa, ma non troppo.