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Reporter Senza Frontiere (RSF), conosciuta anche come Reporters Sans Frontières (RSF) o Reporter Without Borders (RWB) è un’organizzazione non governativa e no-profit, consulente delle Nazioni Unite. La sua missione principale è promuovere e difendere la libertà di informazione e di stampa nel mondo. In particolare, si occupa di monitorare e denunciare gli attacchi contro i media – con particolare attenzione a Internet e ai cd. nuovi media –, di combattere la censura e le leggi volte a restringere la libertà di informazione, di offrire sostegno morale, economico e materiale ai giornalisti perseguitati o impegnati in zone di guerra. RSF, inoltre, compila e pubblica una classifica annuale dei Paesi, valutandone la situazione relativa alla libertà di stampa (“Indice mondiale della libertà di stampa”).
Il rapporto del 2026, pubblicato il 30 aprile, evidenzia un forte peggioramento della libertà di stampa a livello globale. Per la prima volta nella storia dell’Indice, oltre la metà dei Paesi analizzati rientra nelle categorie “difficile” o “molto grave”, segnalando un aumento delle minacce e delle restrizioni nei confronti dell’informazione libera e indipendente. Il punteggio medio dei 180 Paesi e territori esaminati dall’Indice non è mai stato così basso.
Secondo RSF, l’espansione di leggi sempre più restrittive, spesso giustificate da motivi di sicurezza nazionale, ha progressivamente limitato il diritto all’informazione anche nelle democrazie. Nell’ultimo anno, infatti, l’indicatore legale dell’Indice ha registrato il calo più forte, segnalando una crescente criminalizzazione del giornalismo.
Tra gli esempi più significativi citati nel rapporto vi è la Russia di Vladimir Putin, classificata al 172° posto, che utilizza leggi contro terrorismo, separatismo ed estremismo per limitare la libertà di stampa e chiudere gli spazi di informazione indipendente. Basti pensare che ad aprile 2026, nel Paese risultavano detenuti 48 giornalisti.
Il calo dell’indicatore legale si spiega altresì con l’aumento delle azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica, note come SLAPP, cioè cause abusive intentate contro i giornalisti per intimidire e ostacolare il loro lavoro.
Le minacce alla libertà di stampa stanno quindi cambiando: oltre agli omicidi e agli arresti dei giornalisti, il settore è oggi indebolito da un clima politico ostile, dalla crisi economica dei media e dall’uso delle leggi come strumenti di pressione contro la stampa.
Nelle Americhe la situazione è peggiorata sensibilmente: gli Stati Uniti hanno perso sette posizioni in classifica, mentre Paesi come Ecuador e Perù sono precipitati in una spirale di violenza e repressione.
La Norvegia si conferma al primo posto per il decimo anno consecutivo come Paese con la maggiore libertà di stampa, mentre l’Eritrea rimane ultima in classifica per il terzo anno consecutivo.
Nonostante questo quadro critico, emergono alcune eccezioni. Il miglioramento più significativo è stato registrato dalla Siria post-Assad, che ha guadagnato 36 posizioni nell’Indice 2026.
Per quanto riguarda il nostro Paese vi è da segnalare che esso si trova al 56° posto, con indicatore di libertà di stampa al livello “problematico”,Inizio modulo
simile alle situazioni rintracciabili nell’Europa dell’Est. Nell’ultimo anno, l’Italia ha perso ben sette posizioni, addirittura nove, se guardiamo alla classifica del 2024.
Secondo il rapporto, nel nostro Paese la libertà di stampa continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel Sud del Paese, da gruppi estremisti violenti e dalle pressioni politiche sui media. I giornalisti denunciano in particolare la cosiddetta “legge bavaglio”, approvata dal governo guidato da Giorgia Meloni, che vieta la pubblicazione dei provvedimenti di custodia cautelare fino alla conclusione dell’udienza preliminare. Frequente risulta poi l’utilizzo delle SLAPP, le cause legali strategiche intentate per intimidire la stampa.
Nonostante l’Italia disponga di un panorama mediatico ampio e diversificato, con emittenti televisive e radiofoniche pubbliche – come la RAI –, con numerose testate private e con un vasto numero di quotidiani, di settimanali, di riviste e siti web di informazione, RSF segnala rischi crescenti per il pluralismo e l’indipendenza editoriale. I sindacati dei giornalisti denunciano, inoltre, un aumento delle interferenze politiche nei media pubblici, in particolare nella RAI.
Il rapporto evidenzia altresì problemi economici e sociali che incidono sul lavoro giornalistico: il calo delle vendite della stampa cartacea, la dipendenza dai finanziamenti pubblicitari e statali e il crescente clima di polarizzazione politica favoriscono precarietà, autocensura e aggressioni verbali o fisiche contro i cronisti. Particolarmente esposti sono i giornalisti che indagano su mafia e corruzione, spesso vittime di minacce, intimidazioni online e atti violenti; circa venti di loro vivono attualmente sotto protezione permanente della polizia.
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