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L’Associazione Antigone, attiva dal 1991, è impegnata a garantire e tutelare i diritti delle persone private della libertà, attraverso un’attività di sensibilizzazione culturale e politica in ambito penale e penitenziario. In particolare, raccoglie e divulga dati e informazioni sulla realtà carceraria, cura la predisposizione di proposte di legge, assicura consulenza e tutela legale ai detenuti su questioni relative all’esecuzione della pena, svolge attività di ricerca e monitoraggio sul piano nazionale e internazionale.
Ruolo centrale nell’attività dell’Associazione è ricoperto dalla redazione di un rapporto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia, realizzato grazie alle visite periodiche in circa 200 istituti penitenziari effettuate dagli oltre 90 osservatori. Essi, anche con l’ausilio di telecamere, documentano le condizioni strutturali, il clima detentivo, il rispetto della legislazione penitenziaria e altre caratteristiche salienti della struttura visitata e redigono report, periodicamente aggiornati.
Il 19 maggio 2026 è stato pubblicato il ventiduesimo rapporto, intitolato «Tutto chiuso», che si propone di offrire una sintesi aggiornata dei dati più significativi e delle criticità emerse negli istituti visitati, ponendo particolare attenzione a questioni quali il sovraffollamento cronico, le condizioni di vita degradanti, le carenze sanitarie e psichiatriche, la crisi della giustizia minorile, l’aumento dei suicidi e degli atti di autolesionismo, nonché l’inefficacia delle misure governative adottate per fronteggiare tali emergenze.
Dal rapporto emerge in particolare che, il numero di persone detenute nelle carceri italiane è in continuo aumento. Al 30 aprile 2026 erano 64.436, a fronte della capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili e, pertanto, il tasso di affollamento reale ha raggiunto il 139,1%.
Gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150% sono ormai 73, quindici in più rispetto all’anno precedente, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Si tratta degli istituti di Lucca (240%), Foggia (225%), Grosseto (213%), Lodi (212%), Milano San Vittore (210%), Brescia Canton Mombello (210%), Udine (210%), Latina (204%). Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia (nel 2025 erano 36). Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, i posti realmente disponibili sono diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso.
Nel frattempo, dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute. Numeri superiori a quelli che portarono alla condanna nella sentenza Torreggiani c. Italia, quando i ricorsi presentati furono circa 4.000.
L’aumento delle presenze non dipende da un aumento della criminalità, considerando che i reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%.
Anche gli ingressi in carcere si sono ridotti, così come è diminuito il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute. A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.
Un grave problema attiene poi al fenomeno della recidiva. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione, mentre il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte, il 10,6% da cinque a nove volte e il 2,7% addirittura più di dieci volte.
Il titolo del rapporto «Tutto chiuso» è fortemente evocativo e deriva dal fatto che oggi oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del DAP hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno.
Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute.
Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni.
Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: ciò significa che mediamente 1 detenuto su 5 compie gesti autolesivi. Molti di questi atti non nascono da una reale volontà suicidaria ma rappresentano una forma di protesta, richiesta di attenzione o risposta allo stress, potendo essere interpretati come tentativi di rendere visibile un dolore che altrimenti resterebbe ignorato.
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