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“Minimi Sistemi” vuole essere una rubrica del quotidiano, testimonianza delle fatte del sistemi, giudiziario e penitenziario in primis (ma non solo), di piccole difficoltà e di ostacoli minuscoli ma persistenti che rendono faticoso per tutti il rapporto con le istituzioni.
Spesso, infatti, le falle meno appariscenti sono le spie di malesseri profondi, e a volte sono anche il prodotto di un’incuria che nasce da un malinteso: come se affrontare questioni di ordinaria importanza, invece di contribuire ad un miglior funzionamento del sistema e ad una più distesa relazione fra chi ne è partecipe, rappresentasse la sottrazione di energie preziose alla soluzione di ‘ben altri’ problemi, quelli intercettati dai sistemi ‘Massimi’, che in troppi son convinti di essere destinati a risolvere.
È una rubrica aperta a riflessioni ed esperienze su malesseri marginali ma espressione di problemi strutturali. Non è figlia della “teoria delle finestre rotte”, semplicemente è figlia di una considerazione banale: cominciamo ad aggiustare i vetri rotti, se non possiamo cambiare la caldaia.
Ma “Minimi Sistemi” vuole anche, viceversa, registrare i cambiamenti positivi e le positive esperienze che si rendono paradigma della possibilità di un miglioramento strutturale del sistema giudiziario, sanitario, economico e sociale.






